Tag Archives: diedro

Via 11 giugno – val cerusa

Mi fregio di copincollare la relazione di una nuova via alpinistica scoperta, chiodata e aperta da amici fraterni e con la complicita’ dello scrivente e della banda di scappati di casa con i quali si arrampica di solito. Gipsy climbing alla riscossa!

Torre Laura, Via 11 giugno, 130mt, max V

Storia: dopo rocca du fò e le continue esplorazioni degli angoli più selvaggi della Val Cerusa, la scoperta di questo piccolo Drus della valle ci ha convinto del fatto che dì lì sarebbe potuta nascere una o più vie. E così è stato. Arrampicare su queste rocce, però, necessita familiarità con la roccia ligure (serpentinite). Occorre pertanto sapere che essa può essere molto solida in alcuni tratti quanto friabile e instabile in altri. E’ pertanto necessario approcciarla con prudenza e calma, tastare gli appigli e controllare la chiodatura. Con questi accorgimenti, l’arrampicata può di certo presentare aspetti di grandissima soddisfazione in un ambiente selvaggio e quasi incontaminato proprio alle spalle di Genova.

Avvicinamento: dal parcheggio antistante il cimitero di Fiorino si segue la strada asfaltata in salita (con sbarra di divieto di accesso ai non residenti) fino alle Case Soggi. Da qui si seguono i segnavia “rombo rosso” per 20min circa. Si oltrepassa Pian della Biscia (ometti in pietra e rombi rossi) si segue il sentiero molto panoramico fino ad arrivare sotto l’evidente torre sulla sx. Si rimonta un breve canale erboso, si piega a dx fino ad arrivare ad una placca iniziale segnalata da un chiodo rosso e dal nome della via.

[ndr: Fiorino da oggi in poi sara’ nota come la Cervinia della val cerusa :)]

I: si sale verticalmente per circa 20 mt poi si devia verso dx dentro un diedro seguendo i chiodi (V). Si rimonta il diedro fino alla sosta posta su cengia sulla sx. (25mt, IV con un passaggio di V, 5 chiodi);

[ndr: il chiodo sulla sinistra prima di entrare nel diedro e’ in una certa misura “sviante”. Vale la pena moschettonarlo in punta di piedi, scendee di un passo e traversare a dx all’inizio del diedro]

II: si risale il canale a dx della sosta tendendosi sulla rocce a sx, si obliqua a dx fino a raggiungere lo spigolo che si risale con buoni appigli fino alla sosta (20mt, IV, 4 chiodi);

[ndr: esposizione e panorama INCREDIBILI.]

III: dalla sosta ci si sposta con un passo a sx e si risale verticalmente seguendo lo spigolo con buoni appigli fino a raggiungere la sosta al termine del torrione (20mt, IV, 3 chiodi);

IV: si segue una cengia erbosa fino all’attacco di una facile e panoramica cresta che in 40mt circa conduce alla vetta (50mt, II, III, eventuali cordini su spuntoni).

[ndr: si puo’ fare 1 tiro sulla cengia e andare su’ per la cresta in conserva sprotetta avendo cura di passare la corda di qua’ e di la’ dagli spuntoni di roccia]

VARIANTE (dedicata a Vittorio Arrigoni): dalla prima sosta, obliquando a sx in leggera discesa su una facile cengia si giunge all’attacco di un meraviglioso diedro (sosta, 2 chiodi e cordino rosso). Da qui parte il primo tiro della variante del diedro:

II bis: si attacca e si segue integralmente il diedro fino alla sosta oltre il suo bordo superiore su comodo terrazzino (15 mt, molti chiodi. Infatti il tiro è stato aperto dal basso in artificiale. Manca quindi ad oggi una realistica valutazione del grado in libera, che è comunque intorno al VI);

[ndr: questo tiro vale il viaggio. Non solo da Genova, varrebbe il viaggio anche da Roma. In via ci sono almeno 13 chiodi che sono un’enormita’. Poi pero’ sali e come per magia li moschettoni tutti. Questo tiro ha una ripetizione in libera “sporca” (1 resting e mezzo) fatta una domenica d’inverno con un freddo porco e 30 nodi di tramontana, il grado proposto e’ VII UIAA. Provare per credere. ]

III bis: si risale una spaccatura nella roccia, seguendo i chiodi e obliquando a sx. Si arriva ad una placca impegnativa e da lì in breve con arrampicata più facile e lievemente abbattuta si arriva alla sosta sulla cengia (25mt, IV, 5 chiodi). Importante: questo ultimo tiro (dal quale si prosegue fino in vetta con l’ultimo tiro della via originale) alterna tratti di roccia buona e compatta ad altri di roccia instabile e lame mobili!

Tutte le soste sono attrezzate con 2 chiodi, cordone e maillon.